Leonia città quasi visibile?

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(foto da https://www.deviantart.com/anan001/art/Leonia-ciudades-invisibles-de-italo-calvino-349034977

Leonia è una delle “città invisibili” di Italo Calvino” (testo qui).
Le docenti di italiano Carla Baffa e Laura Saffiotti nell’a.s. 2018-19 hanno proposto agli studenti di biennio e triennio di riflettere su quanto si stia purtroppo concretizzando la visione (quasi) irreale di città formulata dallo scrittore oltre quaranta anni fa.
La lotta ad un mondo in cui dominano l’usa e getta, le discariche e la vendita di prodotti non riparabili (ad obsolescenza programmata) costituisce una direttiva mondiale che l’ONU si è posta da oltre trent’anni sia attraverso documenti programmatici come Our Common Future (Rapporto Brundtland) sia con iniziative rivolte ai cittadini come la Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti (tra le “R” della città sostenibile vi sono proprio il “Riuso” e la “Riparabilità”, oltre a “Riduzione”, “Riciclo” e “Raccolta differenziata”) e quella della Mobilità Sostenibile, tematiche di “cittadinanza e costituzione” in cui il Liceo Scientifico Statale “G. Mercalli” annualmente coinvolge gli alunni, anche grazie allo strumento di lavoro “calendario civile“.

Trascriviamo sotto le riflessioni di alcuni alunni, estrapolati da compiti in classe.

PIÙ CONSAPEVOLEZZA PER UN FUTURO MIGLIORE – di MC e CS IV D

La nostra società è colpevole di numerosi sprechi, ha una mentalità consumistica che spinge a buttare via piuttosto che riparare, ad acquistare o a desiderare modelli di ultima generazione di prodotti che già possediamo, a soddisfare bisogni imposti dalla società stessa. Tuttavia l’attenzione prestata alle conseguenze che le nostre scelte hanno sull’ambiente che ci circonda è cresciuta esponenzialmente nel corso degli ultimi anni e continua ad aumentare. In quasi tutte le strade, ad esempio, sono ormai presenti contenitori di diverso colore utilizzati per la raccolta differenziata al fine di differenziare i rifiuti in base alla loro tipologia in modo che possano essere poi riciclati. In questo modo potrà essere infatti data nuova vita agli oggetti che ormai non usiamo più, poiché consideriamo obsoleti.
Gli oceani, forse, sono il simbolo del disastro ambientale del quale siamo testimoni: ogni anno granchi, balene e pesci di ogni specie muoiono perché intrappolati in buste di plastica o soffocati a causa dei tappi delle bottiglie. Il mare è vasto e ricopre la maggior parte della superficie terrestre ma, è utile sottolineare che la volontà c’è, che nuove tecnologie sono in via di progettazione e che sono nate numerose associazioni per la pulizia degli oceani, come ad esempio “4ocean”.
Inoltre, nel corso degli ultimi anni, si è data una grande importanza a promuovere l’utilizzo di prodotti biodegradabili che possono, cioè, essere decomposti in molecole inorganiche come acqua, anidride carbonica o metano, e compostabili, che possono, invece, essere decomposti biologicamente ottenendo una sostanza, il “compost”, utilizzato come fertilizzante.
Si promuove, inoltre, anche l’utilizzo di fonti rinnovabili, che sono, quindi, in grado di rigenerarsi in un arco di tempo breve, limitando, invece, l’uso di quelle non rinnovabili.
Insomma, la realtà in cui ci troviamo è memore di un passato caratterizzato da una disattenzione e minimizzazione del problema dei rifiuti ma, grazie ad una maggiore consapevolezza, si sta andando incontro ad un progressivo miglioramento.

“ RICICLARE” LA MENTALITA’ – di FS – IV D

La società moderna, colpevole di numerosi e inutili sprechi, incarna una
mentalità che preferisce buttar via piuttosto che riparare, che
preferisce abbandonare piuttosto che riutilizzare. La mentalità di una
società che è stata immagine estrema dello spreco nel passato, e che, se non
cambia, sarà immagine estrema dello spreco anche nel futuro. Oggi sono
molte le iniziative nate e volte alla salvaguardia dell’ambiente e alla
riduzione e al riciclo dei rifiuti. In tutte le strade oggi possiamo
trovare contenitori di diverso colore destinati allo smaltimento adeguato
dei rifiuti in base alla loro tipologia. Altre importanti innovazioni
possono essere considerate gli inceneritori e i termovalorizzatori,
impianti che si occupano dello smaltimento dei rifiuti attraverso un
processo di combustione. Il termovalorizzatore usa questo processo
per produrre energia rinnovabile.
Queste iniziative, di sicura efficacia, danno adito a numerose riflessioni
riguardo la salvaguardia dell’ambiente e l’utilizzo del denaro
pubblico. È infatti ormai opinione comune che, più che preoccuparsi di
creare impianti per favorire un più efficiente e veloce smaltimento
dei rifiuti sarebbe opportuno modificare il quotidiano di ogni persona.
Il problema in realtà è che come tutte le grandi opere, queste
iniziative volte al miglioramento sono il risultato della mancanza di
confronto tra le opinioni contrastanti.
Nonostante la loro potenziale utilità queste non possono e non
dovrebbero essere considerate una priorità.
E’ la mentalità che deve cambiare e che a questo punto dovrebbe essere
“riciclata”.

NON CONSUMIAMO IL MONDO! – di MGL – IV D

La nostra società è caratterizzata dal consumismo, un processo economico e, purtroppo, psicologico che induce le persone ad acquistare anche ciò di cui non hanno realmente bisogno. Ormai è considerato normale, se non doveroso, gettare un paio di scarpe che, seppur perfettamente utilizzabili, sono sbiadite dal tempo o peggio, sono passate di moda. Questo processo è evidente anche nel proliferare di negozi come IKEA, che basa il proprio business sulla tendenza degli acquirenti a cambiare spesso il proprio arredamento.
Questo atteggiamento, però, oltre ad essere negativo di per sé, ha anche effetti collaterali altrettanto negativi come l’aumento dei rifiuti. Quando usciamo di casa i paesaggi che vediamo sono spesso contaminati da immondizia, le nostre strade sono sporche, i marciapiedi impraticabili per la troppa sporcizia. La cosa grave è che ce ne accorgiamo e non facciamo nulla per rimediare.
Sono sempre più numerosi i metodi per lo smaltimento dei rifiuti, non ci si rende conto che il problema non si risolve affatto incenerendo la spazzatura in quanto non può dirsi risolutivo un processo che si limita a cambiare la forma dei rifiuti senza eliminarli del tutto: anche le diossine sono rifiuti che vanno a loro volta smaltiti.
Ebbene quale può allora essere una soluzione? Sicuramente se ognuno di noi si facesse un esame di coscienza e iniziasse a seguire la “regola delle tre R”, ridurre riusare e riciclare, la situazione potrebbe migliorare di colpo. Basterebbe un po’ di consapevolezza e un minimo di rispetto per il nostro mondo anche perché quando sarà consumato non avremo la possibilità di portarlo in discarica e di comprarne uno nuovo.

NOI E LEONIA – di ML – II E

Leonia è una città descritta da Italo Calvino ne “Le Città Invisibili”, ma al posto di questo nome potremmo sostituirci qualsiasi altro nome di città attuale, come la città che abbiamo visitato l’estate scorsa in vacanza o addirittura la città in cui viviamo. Leonia è un perfetto simbolo del consumismo moderno, se non una previsione vera e propria fatta da Italo Calvino; e non una previsione di ciò che è accaduto, ma di ciò che accade e continua ad accadere “se non”…
Ed è qui che si inizia, con tutto quello che dovremmo fare e che non dovremmo fare, con tutto ciò che ci viene esposto come un problema. È qui il punto, tutti noi sappiamo quanto è comodo mangiare su un piatto che sappiamo di non dover lavare o di prendere il motorino la domenica pomeriggio a farsi un giro della città, finché non si trova parcheggio o finché non si torna a casa, affaticati di non aver fatto nulla. L’uomo è pigro,
non si può negare, vogliamo fare il meno possibile raggiungendo il massimo risultato. Il problema è che non è un problema di nessuno.

Il problema non sono le carbonerie o i trasporti, il problema siamo noi, le nostre mentalità e il nostro egoismo. Essendo un problema di tutti, diventa automaticamente “un problema degli altri”, ma gli altri siamo noi, e quelli che ne risentiranno saranno i nostri figli e le generazioni future.

E, come noi siamo il problema, così siamo noi la soluzione, scriveva l’ONU 35 anni fa.
Il primo passo non è far chiudere tutte le centrali elettriche non eco-sostenibili o togliere dalla circolazione qualsiasi mezzo di trasporto inquinate.

Il primo passo deve esser fatto su di noi, sulla nostra mentalità, nella quale il meglio è la comodità e tutto ci è dovuto. Bisogna tener presente delle nostre azioni che pensiamo siano superficiali e imparare a cambiare, per far cambiare le abitudini di chi ci sta intorno. Piccole azioni cambiano le abitudini di un’intera vita, come non sprecare i fogli per realizzare la bella copia del tema in classe (ed infatti per questo tema almeno io non lo farò), all’evitare di acquistare quell’oggetto inutile che ci piace tanto, perché prima o poi diverrà un rifiuto.

Le abitudini, i “ma è normale”, distruggono i piccoli gesti e la mentalità che c’è dietro.

NOI E LEONIA – di EC – II E

Dopo aver letto il testo “Leonia”, credo che a chiunque verrebbe in mente di pensare che la città sia l’opposto della sostenibilità. Sono, naturalmente, d’accordo come lo saremo quasi tutti.

Ma il punto è: in che modo dimostriamo il nostro essere d’accordo? Facciamo qualcosa per dimostrarlo? Oppure annuiamo soltanto, pensando di aver fatto comunque una bella figura?
Credo che la maggior parte di noi sappia di appartenere alla seconda categoria, ma solo ora si rende conto dell’inutilità del suo gesto: se vogliamo fare qualcosa di utile non dobbiamo criticare qualcosa o qualcuno dandogli del non-sostenibile. O meglio, dovremmo farlo ma facendo poi, noi, qualcosa di giusto per dare il buon esempio.

Come ho avuto modo di leggere nel testo, ogni giorno nella città di Leonia veniva usato ogni oggetto (o quasi) sempre nuovo, poi a fine giornata veniva gettato via e rimpiazzato con un altro nuovo. È chiaro che stiamo parlando della cosa meno sostenibile possibile, ma, a quanto pare, nonostante la consapevolezza, nessuno si adopera per risolvere il problema.

A Leonia non avviene la “riparazione” degli oggetti.

Questa parola mi ha immediatamente fatto pensare al percorso che un potenziale rifiuto DOVREBBE compiere prima di diventare un vero e proprio rifiuto. Questo percorso è anche noto come “le 5 R” e prevede per prima cosa, ancor prima di trattare un rifiuto, che questo non venga proprio prodotto; si tratta della RIDUZIONE (1-la prima R) e significa che meno oggetti vengono prodotti, minori saranno le spese per smaltirli e trattarli quando diventeranno, prima o poi, rifiuto. Successivamente entrano in gioco il secondo e il terzo step: RIUSO (2) e RIPARAZIONE (3); la prima cosa che dobbiamo fare di fronte ad un oggetto forse ormai inadatto alla sua vera funzione è cercare di riusarlo, magari ad un altro scopo; oppure se risulta rotto o lo si vuole usare sempre per lo stesso scopo, lo si può riparare: basterebbe anche solo un po’ di scotch, colla, viti, non so, ma ad ogni modo non ci costerebbe niente, quindi perché non farlo?

Infine, adesso arriviamo agli ultimi due step, i “preferiti” da tutto quanti: il RICICLO (4) e quindi la RACCOLTA DIFFERENZIATA (5).

Ma perché sono i preferiti? In effetti lo sono perché non richiede alcuno sforzo gettare via un rifiuto in un contenitore adeguato e la gente pensa che con questo minuscolo gesto si possa poter dire di “essere sostenibile”. Niente di più sbagliato! Bisogna ricorrere a questi ultimi due passaggi solo dopo essere sicuri di aver svolto i precedenti e di non poterlo fare di nuovo. Molti pensano che sia faticoso e, tra l’altro, antiestetico fare questi piccoli gesti e avere magari un oggetto in casa con una “medicazione”. Tuttavia ricordiamo che non lo facciamo per le nostre case, ma per noi, il nostro futuro e per quello dei nostri figli, perché, se il pianeta viene sovrasfruttato, le generazioni future non potranno usufruirne come noi, come testimoniato dalla giornata del sovrasfruttamento della Terra che non è mai caduta così presto come quest’anno (2 agosto): stiamo infatti usando la Terra 1,7 volte più velocemente di quanto dovremmo (stiamo usando quasi 2 pianeti).

Perciò non credo che sia impossibile qualche volta fare un piccolo sforzo, ricordando che è per il bene dei nostri figli, cercando così, di migliorare la “salute” del pianeta e di usarlo con più parsimonia.

 

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