
E’ sempre più diffusa ultimamente la campagna di informazione contro l’uso dell’acqua minerale imbottigliata, a favore di quella dell’acquedotto pubblico.
In particolare l’Italia detiene un primato negativo: è la seconda consumatrice al mondo come numero di litri di acqua minerale a persona all’anno (224 litri) con un corrispettivo di 11 miliardi di bottiglie di plastica e una spesa procapite da 50 a 110 euro.
Le ragioni per bere l’acqua del rubinetto sono molteplici:
- l’acqua pubblica è più sicura, essendo soggetta a più controlli durante la giornata, al contrario dell’acqua minerale (a volte passano mesi tra un’analisi e l’altra, come si legge dalle etichette);
- la conservazione dell’acqua in bottiglie di plastica è poco sicura, le bottiglie possono essere esposte ai raggi del sole e pertanto rilasciare sostanze nocive all’acqua;
- l’acqua in bottiglia è molto più cara dell’acqua pubblica (nonostante i recenti rincari): con poco più di 1€ bevi 1.000 litri, l’equivalente di circa 2.000 bottigline da bar. Senza aggiungere che dal rubinetto della scuola è gratis!
- le bottiglie in plastica sono un oggetto derivato dal petrolio (fonte non rinnovabili e inquinante) e costituiscono un rifiuto da smaltire.
Bere l’acqua del rubinetto dopo aver informato di tutto ciò (alcuni ragazzi addirittura pensano che l’acqua del rubinetto non sia potabile!), è stata un’azione del Liceo Mercalli presentata alla Prima Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti, nel 2009.
Approfittiamo del “decennale” per raccontare un pezzo della nostra storia.
L’azione “Acqua-iò: l’acqua in classe” si propone di ridurre una tipologia di rifiuto, la bottiglia di plastica delle acque minerali.
Da lunedì 23 a venerdì 27 novembre 2009, la scuola, con una circolare, invita gli alunni a portare da casa un contenitore personale (borraccia, bicchiere) per bere a scuola l’acqua del rubinetto aderendo alla campagna “buona da bere” dell’Arin. Il bar della scuola sarà invitato a mettere in vendita contenitori non monouso per bere l’acqua del rubinetto (tipo bicchierini pieghevoli) e a incoraggiare gli alunni a questa pratica. Sia al bar che in vari punti della scuola sarà affissa una locandina realizzata dagli alunni, sull’impatto negativo sull’ambiente del consumo delle acque minerali e sul confronto tra le analisi di un’etichetta di acqua minerale e le analisi delle acque pubbliche dell’Arin, che valorizzi queste ultime. Gli alunni riceveranno l’input della notizia di altre città italiane ed estere che hanno sviluppato iniziative concrete in tal senso e verranno stimolati dai docenti a ricercarne su internet le concrete modalità di attuazione. La scuola infine, per tranquillizzare ulteriormente l’utenza circa la qualità dell’acqua dei propri rubinetti, realizzerà l’analisi mineralogica delle acque al rubinetto della sede centrale e della succursale garantendo così la qualità dell’impianto di cui l’Arin non è responsabile (lo è fino al “punto di consegna” cioè al limite tra la proprietà pubblica e privata); le analisi saranno realizzate grazie alla disponibilità del CNR di Napoli. Gli alunni saranno coinvolti anche in questa fase presso i laboratori per comprendere cosa ci può essere nelle acque che beviamo e quanto siano importanti tali controlli.
La Carta Europea dell’Acqua:
Promulgata il 6 maggio 1968 a Strasburgo dal Consiglio d’Europa è ancora scarsamente conosciuta e osservata anche dai maggiori responsabili delle condizioni e dei pericoli che vi sono accennati, ma anche dai consumatori che usano e trattano l’acqua sconsideratamente.
1. Non c’è vita senza acqua. L’acqua è un bene prezioso, indispensabile a tutte le attività umane.
2. Le disponibilità d’acqua dolce non sono inesauribili. È indispensabile preservarle, controllarle, e se possibile, accrescerle.
3. Alterare la qualità dell’acqua significa nuocere alla vita dell’uomo e degli altri esseri viventi che da essa dipendono.
4. La qualità dell’acqua deve essere mantenuta in modo da poter soddisfare le esigenze delle utilizzazioni previste, specialmente per i bisogni della salute pubblica.
5. Quando l’acqua, dopo essere stata utilizzata, viene restituita all’ambiente naturale, deve essere in condizione di non compromettere i possibili usi dell’ambiente, sia pubblici che privati.
6. La conservazione di una copertura vegetale appropriata, di preferenza forestale, è essenziale per la conservazione delle risorse idriche.
7. Le risorse idriche devono essere accuratamente inventariate.
8. La buona gestione dell’acqua deve essere materia di pianificazione delle autorità competenti.
9. La salvaguardia dell’acqua implica uno sforzo importante di ricerca scientifica, di formazione di specialisti e di informazione pubblica. L’acqua è un patrimonio il cui valore deve essere riconosciuto da tutti. Ciascuno ha il dovere di economizzarla e di utilizzarla con cura.
10. La gestione delle risorse idriche dovrebbe essere inquadrata nel bacino naturale, piuttosto che entro frontiere amministrative e politiche.
11. L’acqua non ha frontiere. Essa è una risorsa comune la cui tutela richiede la cooperazione internazionale.
Fonti:
Il progetto Acqua-iò:
Fai clic per accedere a iniziativeEDC_dnws474.pdf
Il consumo dell’acqua minerale in Italia:
https://ilfattoalimentare.it/acqua-minerale-consumi-record.html
Foto:
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=466464694172670&id=445310052954801
