Scongelamento di Virus Antichi

Con l’innalzarsi della temperatura terrestre e lo sciogliersi dei ghiacciai oltre a innalzare il livello dell’acqua da questi ghiacci vengono scongelati anche antichi virus congelati da decenni.

In questi ultimi anni questo fenomeno sta diventando sempre più comune soprattutto negli ambienti più freddi come il Polo Nord e la Siberia. Dalla Siberia arriva l’allarme: gli esperti rivelano un possibile sbrinamento di corpi infetti. Questi batteri sono resistenti alle estreme temperature di questi luoghi e vengono così sotterrati sotto uno strato di ghiaccio che tramite un lungo processo si solidifica fino a formare una resistente superficie ghiacciata: il Permafrost. I patogeni rimangono così in vita allo stato vegetativo conservandosi fino a migliaia di anni dalla loro sepoltura. Nel 2005 la NASA ha scoperto alcuni microbi del Pleistocene (32000 anni fa) nuotare, ancora attivi, in un lago prima di allora ghiacciato in Alaska. Non tutti i microbi redivivi sono in grado di nuocere di nuovo dopo essersi scongelati. A destare più preoccupazione sono i “virus giganti” che hanno una particolare resistenza al freddo e i virus “a spore” particolarmente adattati a riprodursi con alta frequenza. Anche se questo fenomeno può sembrare non rilevante molti di questi batteri sono altamente pericolosi e letali per l’uomo. Una dimostrazione di ciò avvenne nell’ agosto del 2016 nella penisola dello Yamal, in Siberia, dove un ragazzo di 12 anni morì di antrace e assieme a lui una ventina di persone sono state ricoverate in quarantena per lo stesso motivo. Si pensa che il batterio si celasse nella carcassa di una renna infetta morta 75 anni prima, sepolta sotto strati di ghiaccio successivamente sciolti con una forte ondata di calore. Questi virus scongelati aumentano di anno in anno il loro raggio di infezione e non si limitano quindi a piccole aree di influenza ma si espandono continuamente. Infatti una volta scongelati e liberi di muoversi si riversano in acqua dove in primo luogo danneggiano la salute della fauna marina  (foche, orche, balene, pinguini, etc etc) e in secondo luogo vengono catturati da correnti marine che li spostano fino a migliaia di chilometri dal loro luogo di origine raggiungendo così anche le coste abitate. Tra i luoghi più a rischio di virus acquatici abbiamo l’Alaska, la Siberia, la Norvegia, L’Islanda e molti altri. Il problema principale è che i virus che stiamo prendendo in considerazione, nella maggior parte dei casi vengono individuati dagli scienziati solo dopo aver contagiato o recato danni alla fauna a causa dell’imprevedibilità di questo fenomeno.

Fonti: www.focus.it, http://www.nationalgeographic.it

Autori: Matteo Bambino, Alessandro Colombo, Francesco De luca, Ettore Murolo, Classe 1E, prof. Ranucci

[Questo post è collegato alla mappa interattiva sviluppata nella Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti 2019].

Lascia un commento