
La varietà degli organismi viventi è attualmente minacciata dal progressivo aumento dei fattori inquinanti e dalla riduzione degli habitat.
Con l’aumento delle temperature medie del pianeta, ci sono stati diversi cambiamenti, tra cui: la distribuzione e l’intensità delle piogge, la copertura dei ghiacci e l’innalzamento del livello marino, l’aumento della desertificazione e dell’erosione del suolo e il cambiamento nelle caratteristiche degli ecosistemi. In alcune situazioni i cambiamenti climatici sono il principale fattore di degrado e distruzione degli ecosistemi, in altre situazioni aggravano e amplificano gli effetti di altre azioni prodotte dall’uomo come deforestazione, inquinamento, prelievo insostenibile, risorse naturali, frammentazione, consumo di suolo, etc. Diverse specie di animali e di piante, per fuggire al riscaldamento del pianeta stanno spostando i loro areali di distribuzione. Queste migrazioni si stanno registrando anche sulle Alpi dove le specie che già vivono nelle zone più in quota, non avendo possibilità di spostarsi ulteriormente sono affette da un graduale declino. I cambiamenti non riguardano solo le singole specie ma in alcuni casi interi ecosistemi. I cambiamenti nel regime delle piogge incidono sul comportamento e sul successo della migrazione di alcune specie di pesci.
Con i cambiamenti climatici si rischia una diffusione di poche specie più adattabili e l’estinzione di un elevato numero di specie altamente specializzate e meno adattabili.
Un altro grande problema, attualmente, è lo scioglimento dei ghiacciai. Si pensa che 20000 anni fa i ghiacciai ricoprissero circa il 32% delle terre emerse. Sotto questo punto di vista i ghiacciai odierni possono essere visti come il residuo delle precedenti ere glaciali. Oggi occupano il 10% della superficie terrestre e costituiscono di gran lunga il più grande serbatoio d’acqua dolce sulla terra. Lo scioglimento dei ghiacci è dovuto all’uomo e al suo comportamento e porterà con sé anche la perdita di specie animali e vegetali la cui sopravvivenza dipende dalla presenza di grandi masse glaciali. Di questo cambiamento, meno appariscente, si preoccupano oggi gli ecologi. Secondo loro molte delle specie sono a rischio di estinzione. Lo scioglimento dei ghiacci dell’artico causato dai cambiamenti climatici sta contribuendo alla diffusione di un antico virus che sta mettendo in serio pericolo le popolazioni di foche, lontre e leoni marini. I ricercatori erano incerti sul fatto che esso avrebbe potuto diffondersi tra le specie, poiché esse non potevano virtualmente avere alcun contatto per via del ghiaccio della calotta polare artica, che bloccava qualsiasi via comune tra le specie. Ora un gruppo di ricerca della Davis School of Veterinary Medicine ha scoperto che le foche infette provenienti dall’Europa stavano viaggiando lungo la Russia settentrionale e la California settentrionale, attraverso percorsi resi percorribili dallo scioglimento di grosse porzioni di ghiaccio. Questo massiccio scioglimento del ghiaccio marino potrebbe aver permesso alle foche di entrare in contatto con altre specie animali in un modo che prima non sarebbe stato possibile. Il team che si è interessato del fenomeno ha scoperto che molto probabilmente è stata proprio questa la causa dell’arrivo del virus nell’Oceano Pacifico settentrionale. Secondo una nuova ricerca, inoltre, gli innalzamenti di temperatura stanno costringendo gli orsi polari a spostarsi di più nelle acque e dunque a nuotare di più. Blaine Griffen, biologo autore della ricerca, afferma che quando il ghiaccio formatosi sul mare si scioglie, gli orsi polari si vedono costretti a nuotare sempre di più, sia per quanto riguarda la distanza sia per quanto riguarda la velocità, onde raggiungere le foche, la sua preda e fonte di sostentamento principale. La ricerca, pubblicata su Polar Biology, stima anche quanto l’innalzamento della temperatura costi in quantità di energia agli orsi polari: si stima che nuotare costi agli orsi polari una quantità di energia cinque volte superiore rispetto ad uno spostamento effettuato sul ghiaccio fermo, ossia rispetto alla camminata. Secondo lo scienziato si tratta di un problema non di poco conto per gli orsi: tutta la loro vita è guidata dalle riserve energetiche che riescono ad accumulare il proprio corpo e qualora queste si abbassino troppo per effettuare spostamenti a nuoto sempre più lunghi e faticosi, la loro capacità di sopravvivenza si abbassa sempre di più. Per cercare di contrastare questo fenomeno è importante ridurre l’anidride carbonica per far si che non si accumuli nell’atmosfera: questa impedisce alla radiazione solare che colpisce la Terra di disperdersi nello spazio e provocherà un pericoloso aumento della temperatura del pianeta, proprio come avviene in una serra. Non esiste una semplice formula magica per impedire questo cambiamento climatico: dobbiamo lavorare su più fronti. Prima di tutto, dobbiamo promuovere ricerca, sviluppo e diffusione delle fonti rinnovabili e, nella transizione verso un futuro basato su queste tecnologie energetiche pulite, dobbiamo sfruttare in modo più efficiente le fonti energetiche fossili, privilegiando quelle che producono meno CO2 a parità di energia sviluppata (primo fra tutti il gas naturale). In parallelo, dobbiamo allungare la vita utile dei prodotti anche attraverso una loro progettazione che consenta un facile recupero, riciclaggio e riuso dei materiali. Tutti gli scenari prevedono che nei prossimi decenni le fonti fossili saranno ancora dominanti nel panorama energetico mondiale. Per questo, occorre realizzare tecnologie che permettano, in modo efficiente ed economico, di catturare e di sequestrare in modo permanente i gas serra, prima fra tutti la CO2.
Fonti: Wikipedia, Linkiesta, notiziescientifiche, WWF, ecobnb, agi
Autori: Mariarita Capuozzo, Michela Colella, Rosa Guidone, Chiara Zagarella, classe 1E, professoressa Ranucci.
[Questo post è collegato alla mappa interattiva sviluppata nella Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti 2019].
