
Il termine acidificazione degli oceani è usato per descrivere il continuo aumento dell’acidità (diminuzione del pH dell’oceano) causato dall’oceano che assorbe una parte della CO2 atmosferica. Sebbene ciò possa essere considerato positivo in termini di riduzione dei livelli di CO2 nell’atmosfera e di riduzione degli impatti dei cambiamenti climatici, l’acidificazione degli oceani ha il potenziale di causare impatti diffusi e profondi sugli ecosistemi marini. L’acidificazione degli oceani, come i cambiamenti climatici, è una terribile conseguenza della vita in un mondo ad alta CO2 e per questo motivo, l’acidificazione degli oceani è stata soprannominata il “gemello malvagio dei cambiamenti climatici”.
Quando la CO2 viene assorbita dall’acqua di mare, si verificano una serie di reazioni chimiche. La CO2, infatti, sciogliendosi in acqua, genera acido carbonico. Si tratta, in sostanza, di un processo molto simile a quello che avviene per la produzione di acqua minerale gasata. Il risultato è che la composizione chimica dell’acqua cambia, con conseguenze negative per tutto l’ecosistema marino. L’acidità si misura attraverso la scala del ph che va da zero (sostanza molto acida) a 14 (sostanza “alcalina”, per nulla acida). Il ph naturale degli oceani è circa 8,2. E se per gli esperti è molto difficile che il mare possa arrivare ad avere un ph inferiore a 7, è altrettanto vero che anche piccoli cambiamenti nei livelli di acidità potrebbero avere conseguenze devastanti.
Secondo uno studio presentato alla COP25, mari e oceani hanno perso in media il 2% del loro contenuto di ossigeno negli ultimi cinquant’anni.
«È assurdo: gli oceani si stanno scaldando e acidificando eppure nessuno si preoccupa dell’ossigeno». Le parole sono di Dan Laffoley, uno degli autori di un rapporto sulla deossigenazione presentato alla COP25 di Madrid. Lo studio, condotto da 67 scienziati dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN) e coordinato proprio da Laffoley, esamina il contenuto medio di ossigeno delle grandi masse d’acqua e i suoi cambiamenti negli ultimi 50 anni, e si conclude con una considerazione preoccupante: gli oceani sono sempre più irrespirabili.
La causa è il riscaldamento del Pianeta: l’aumento della temperatura provoca cambiamenti nei flussi delle correnti oceaniche, rallentandole o fermandole, e riducendo in questo modo lo scambio di ossigeno tra l’acqua e l’atmosfera.
Le conseguenze della deossigenazione potrebbero essere catastrofiche, per gli ecosistemi e per l’uomo: le acque meno ossigenate sono meno vivibili per molti pesci fondamentali per la nostra specie (come il tonno e il pesce vela), senza contare gli effetti devastanti sulle barriere coralline.
Anche la sopravvivenza delle cozze è a rischio.
Il problema quindi è grave, ma secondo Laffoley la soluzione ci sarebbe: smettere di inquinare e tagliare le emissioni a livello globale.
Fonti:
BIOSOST – La chimica dell’acidificazione degli oceani http://www.biosost.com/hub/clima/720-27_10_19.html
Autore:
Mattia Castellacci – 2E
Prof.ssa F. Donaudy
[Questo post è collegato alla mappa interattiva sviluppata nella Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti 2019].
