La plastica monouso tra sfruttamento delle risorse e inquinamento ambientale

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L’ inquinamento da plastiche e microplastiche sta ponendo gli oceani in serio pericolo: con 8 milioni di tonnellate disperse nelle acque ogni anno (significa 250 kg al minuto!) e in combinazione con il sovrasfruttamento delle risorse ittiche (di gran lunga peggiore degli sversamenti di petrolio) l’impatto sulla biodiversità marina è incalcolabile. E quel che è peggio è che per buona parte rischia di essere irreparabile: basti pensare che il nostro Mar Mediterraneo (caratterizzato da uno dei tassi di densità di plastica più alti del mondo) negli ultimi cinquant’anni ha perso quasi la metà dei suoi mammiferi marini, e ben il 34% della sua popolazione ittica. Di questo passo, la maggior parte delle specie destinate alle nostre tavole rischia di sparire, ci avvertono gli scienziati. Ma non è tutto: addirittura, entro il 2050 il peso della plastica negli oceani potrebbe superare quello dei pesci.
Per arginare il fenomeno e ridurre l’utilizzo della plastica il Parlamento europeo  ha approvato l’accordo politico su una direttiva che mira a ridurre drasticamente l’inquinamento marino, vietando o sottoponendo ad altre restrizioni, a partire dal 2021, i 10 prodotti di plastica monouso che rappresentano da soli il 70% dei rifiuti in mare: bastoncini cotonati, posate, piatti, bicchieri, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini. Tutti questi prodotti dovranno essere fabbricati esclusivamente con materiali sostenibili. In più, i contenitori per bevande in plastica monouso saranno ammessi solo se i tappi e i coperchi restano attaccati al contenitore.
Via le bottiglie entro il 2029 La direttiva fissa anche un obiettivo di raccolta del 90% per le bottiglie di plastica entro il 2029, ad esempio mediante l’introduzione di sistemi di cauzione-deposito, come quelli già esistenti per alcune bottiglie di vetro.
Entro il 2025, inoltre, grazie agli emendamenti aggiunti dall’Europarlamento, il 25% delle bottiglie di plastica dovrà essere composto da materiali riciclati, quota che salirà al 30% entro il 2030.
In più, il divieto di commercializzazione riguarderà anche gli oggetti di plastiche cosiddette oxo-biodegradabili (che all’esposizione all’aria si riducono in piccoli frammenti ma restano poi comunque a lungo nell’ambiente) e alcuni contenitori di alimenti in polistirene espanso.
C’è tuttavia chi combatte l’abolizione della plastica e sono i produttori di combustibili fossili perché la plastica è un prodotto dei detti combustibili e quindi dell’industria petrolifera e dei sottoprodotti petroliferi come i liquidi di gas naturali.
Autore:
Maria Francesca Simeone
Classe:
2E, prof.ssa Donaudy
Fonti:
Via la plastica monouso entro il 2020 e sostegno all’innovazione green: ecco come Sky vuole salvare gli oceani
http://www.puregreenmag.it/apertura/cambiamenti-climatici-il-legame-tra-combustibili-fossili-e-plastica-monouso/

[Questo post è collegato alla mappa interattiva sviluppata nella Settimana Europea della Riduzione dei Rifiuti 2019].

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